Lo Standard and Poor’s 500, più comunemente chiamato S&P 500, è uno dei tre indici di riferimento negli Stati Uniti (insieme al Dow Jones e al Nasdaq). Come suggerisce il nome, è composto dalle 500 maggiori società statunitensi per capitalizzazione di mercato.

È l’indice di riferimento del mercato azionario americano per le grandi capitalizzazioni. È addirittura considerato da alcuni come l’indice più importante al mondo. Con oltre 30.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, rappresenta da solo l’80% della capitalizzazione di mercato statunitense e il 50% su scala globale. A titolo di confronto, il FTSE MIB pesa appena poco più del 2% nella capitalizzazione mondiale.

💡

Per seguire l’evoluzione dell’indice, nota che il codice ISIN è US78378X1072 e il suo ticker è .INX.

Storia dell’S&P 500

Nel 1860, Henry Varnum Poor fondò la società Poor’s Publishing, con l’obiettivo di consigliare gli investitori sull’industria ferroviaria. Diversi anni dopo, la società Standard Statistics Company iniziò a pubblicare un indice di borsa calcolato settimanalmente, con 233 aziende al suo attivo.

Fu nel 1941 che queste due società si fusero per formare la Standard & Poor’s che conosciamo oggi. È questa società che gestisce l’indice S&P 500. Tuttavia, si dovette attendere il 4 marzo 1957 perché l’indice fosse composto da 500 titoli. Fu in quel momento che venne rinominato “S&P 500”.

L’S&P 500 è ormai un riferimento indiscusso, soprattutto tra i professionisti della finanza. Vedremo, infatti, che è l’indice più pertinente per seguire i mercati americani. Ciononostante, è ancora il Dow Jones che la stampa generalista osserva per commentare gli umori di Wall Street. Un’abitudine ereditata dal passato, poiché il Dow Jones è l’indice più antico del mondo!

Il calcolo dell’S&P 500

Come la stragrande maggioranza degli indici di borsa di riferimento, l’S&P 500 è ponderato in base alla capitalizzazione di mercato di ciascuna società che lo compone. Da notare che, nel suo calcolo, l’indice tiene conto solo della porzione di azioni effettivamente quotate in borsa (si parla di flottante).

L’idea di dare più peso alle aziende con maggiore valorizzazione è abbastanza naturale. Non è così, tuttavia, che funziona il Dow Jones: lì conta il prezzo delle azioni. Ciò porta a situazioni piuttosto curiose da cui l’S&P 500 è esente. Ad esempio, nel Dow Jones, l’azienda The Home Depot ha un peso maggiore di Apple nonostante una capitalizzazione di mercato 10 volte inferiore!

Si noti che quando si parla dell’S&P 500, si sottintende che si parla della versione Price Return, che non tiene conto del pagamento dei dividendi.

Storico delle performance dell’S&P 500 📈

L’indice S&P 500 è stato creato nel 1957, con un valore iniziale inferiore a 49. All’inizio del 2021, ha raggiunto i 3.700 punti!

Questa ascesa vertiginosa non è avvenuta senza scossoni. L’indice porta i segni delle numerose crisi finanziarie ed economiche del XX e XXI secolo. Il suo punto più basso recente è di 752 punti, registrato il 20 novembre 2008, al culmine della crisi dei subprime.

La performance annua media dell’indice è del 6,63%. Si tratta di una performance simile a quella del Dow Jones e leggermente inferiore a quella del Nasdaq Composite.

Tuttavia, ricorda che l’S&P 500 non tiene conto dei dividendi versati dalle aziende, che generalmente sono compresi tra l’1% e il 3%, a seconda dei periodi. Alla fine, la performance storica a lungo termine dell’S&P 500 è nell’ordine dell’8,5% annuo. A questo ritmo, raddoppi il tuo investimento in meno di 10 anni.

La performance dell’S&P 500 è associata a una volatilità media del 19,56%, leggermente superiore a quella del Dow Jones (18,83%) e significativamente inferiore a quella del Nasdaq (27,90%).

La differenza di rischio e rendimento osservabile tra Nasdaq e S&P 500 deriva dalla natura delle aziende quotate al Nasdaq: si tratta principalmente di azioni growth (di crescita), più dipendenti dai cicli di borsa ma con un potenziale di sviluppo maggiore.

Qual è la composizione dell’S&P 500?

Quali sono i criteri di selezione dell’S&P 500?

Per entrare a far parte dell’S&P 500, un’azienda deve essere quotata al Nasdaq o al New York Stock Exchange (NYSE). Conformemente alla metodologia dell’indice, devono inoltre essere soddisfatti i seguenti criteri:

  • La capitalizzazione di mercato dell’azienda supera gli 8,2 miliardi di dollari.
  • La sede legale dell’azienda è negli Stati Uniti.
  • Le azioni devono essere facilmente negoziabili senza influenzarne il prezzo.
  • Almeno 250.000 azioni devono essere scambiate ogni mese, negli ultimi 6 mesi.
  • Il flottante deve rappresentare almeno il 50% del totale delle azioni.
  • La società deve presentare un utile cumulato (al lordo delle imposte) positivo nell’anno precedente, con l’ultimo trimestre positivo.

La decisione spetta poi al comitato dell’indice, composto da membri professionisti di S&P Dow Jones Indices, che decide ogni mese quali aziende entrano nell’indice e quali ne vengono escluse. In pratica, vengono privilegiate le aziende con la maggiore capitalizzazione di mercato.

Da notare che il criterio più restrittivo è il primo. Migliaia di aziende sono infatti quotate al Nasdaq o al NYSE, ma meno di 1000 hanno una valutazione superiore a 8,2 miliardi di dollari.

Ripartizione settoriale dell’S&P 500

Con 500 azioni, l’indice americano è abbastanza ben diversificato. Dal punto di vista settoriale, si può comunque notare una prevalenza dei titoli tecnologici. È abbastanza logico, data la predominanza degli Stati Uniti in questo settore. Seguono la sanità e i beni di consumo ciclici.

Il grafico sottostante mostra la distribuzione dell’indice per settore di attività:

Le aziende di punta dell’S&P 500 🌟

Tra le aziende ai vertici dell’indice, troviamo le famose GAFAM. Apple, Microsoft, Amazon, Facebook (Meta) e Google sono le 5 maggiori capitalizzazioni di mercato dell’indice.

Segue il produttore di automobili Tesla, introdotto in borsa il 1° luglio 2010.

Ecco le prime 10 posizioni dell’S&P 500:

SocietàPeso
Apple6,2%
Microsoft5,8%
Google (Alphabet)4,3%
Amazon.com3,8%
Facebook Inc. (Meta)2,3%
Tesla1,4%
Berkshire Hathaway1,4%
Nvidia Corp.1,3%
JP Morgan Chase & Co.1,2%
Johnson & Johnson1,2%
Top 10 dell’S&P 500

Come investire nell’S&P 500 💸

L’S&P 500 è un indice di borsa, quindi non è un veicolo di investimento vero e proprio. Se desideri investire nelle azioni dell’S&P 500, dovrai utilizzare un ETF.

Un ETF (Exchange Traded Fund) è un fondo di investimento quotato in borsa che replica appunto un indice di borsa. E poiché l’S&P 500 è uno dei principali indici al mondo, non avrai difficoltà a trovare un ETF di questo tipo, sia tramite il tuo conto titoli, sia all’interno di alcuni prodotti come polizze vita unit-linked o piani di accumulo capitale (PAC) offerti dalla tua banca o intermediario.

La qualità della replica sull’S&P 500 è, inoltre, generalmente buona. Ad esempio, l’ETF proposto da Amundi ha una performance cumulata su 5 anni del 107,85%, che è persino leggermente superiore a quella dell’indice, pari al 103,09% sullo stesso periodo! Ciò si spiega con la possibilità per il fornitore dell’ETF di prestare i titoli di cui è proprietario, remunerandosi nel processo.

Ecco una lista degli ETF S&P 500 in cui potrai facilmente investire in Italia.

Quali sono le alternative all’S&P 500?

Come abbiamo visto, per investire negli Stati Uniti, l’S&P 500 è l’indice più pertinente. È costruito meglio del Dow Jones – non abbastanza rappresentativo dell’economia americana con solo 30 titoli – e più diversificato del Nasdaq, che è focalizzato sui titoli tecnologici.

Dal nostro punto di vista, in un portafoglio di gestione indicizzata, dovresti quindi privilegiare gli ETF S&P 500, che sono molto numerosi e poco costosi. 👍

L’unico difetto dell’S&P 500 è quello di concentrarsi esclusivamente sulle Large Cap, le aziende a grande capitalizzazione. Per una maggiore diversificazione e un potenziale di guadagno più elevato, puoi quindi associarlo a un indice di small cap, e prioritariamente al Russell 2000.