Il FTSE 100, noto anche come FTSE o Footsie, è l’indice di riferimento del Regno Unito. 🇬🇧 Il suo nome completo è Financial Times Stock Exchange, che è in realtà la combinazione di “London Stock Exchange” (la Borsa di Londra) e “Financial Times”, il quotidiano che lo pubblica.

L’indice è composto dalle 100 maggiori società per capitalizzazione di mercato quotate al London Stock Exchange, il più grande mercato azionario d’Europa. È considerato dagli investitori come l’equivalente britannico del Dow Jones.

Per seguire l’indice, si può notare che il codice ISIN del FTSE è GB0001383545, e il suo ticker è UKX.

Come viene calcolato il FTSE 100?

Il FTSE, a differenza del Dow Jones, è ponderato in base alla capitalizzazione di mercato delle 100 società che lo compongono. In altre parole, più un’azienda sarà valorizzata, più avrà un peso importante nell’indice di borsa. Va notato, tuttavia, che l’indice tiene conto solo dei titoli negoziabili in borsa (flottante).

Si noti inoltre che l’indice non tiene conto dei dividendi. Si parla di indice Price Return.

Oggi, la maggior parte degli ordini eseguiti sul London Stock Exchange, incluso il FTSE 100, avviene tramite SETS (Stock Exchange Electronic Trading Service).

Andamento storico del Footsie

L’indice britannico è stato creato con un valore iniziale di 1000 punti il 3 gennaio 1984. Il suo picco storico è stato raggiunto il 18 maggio 2018, con un valore di 7778 punti. All’inizio del 2021, il suo valore era di 6460 punti.

Dalla sua creazione, il rendimento storico annuo dell’indice è stato quindi del 5,01% con una volatilità del 17,29%. Osservando i suoi rendimenti dal 2012, l’indice ha un rendimento del 2,43% per una volatilità del 15,70%.

È importante tenere presente che si tratta della versione Price Return, che non include i dividendi, pertanto si tratta di una performance sottostimata. Ciò è tanto più vero in quanto l’indice include grandi capitalizzazioni di mercato che distribuiscono dividendi più frequentemente. 💰

L’economia borsistica britannica

Il London Stock Exchange è il principale mercato azionario d’Europa; la capitalizzazione di mercato totale è di 46.540 miliardi di dollari, più del doppio di quella del Nasdaq e dei suoi 19.340 miliardi di dollari. La reputazione della City non è certo immeritata!

Dopo il referendum sulla Brexit nel Regno Unito, l’indice non ha subito flessioni, anzi, ha continuato la sua crescita. Tuttavia, il confronto non deve fermarsi qui: il tasso di cambio tra la sterlina e l’euro si è notevolmente indebolito dopo la Brexit; dopo la conversione, l’indice rimane in crescita senza tuttavia registrare performance fenomenali.

La composizione del Footsie

Per entrare a far parte del FTSE, un’azienda deve innanzitutto essere quotata alla Borsa di Londra. Per farlo, deve soddisfare un criterio di liquidità oltre a uno dei due seguenti criteri:

  • avere la sede legale nel Regno Unito e un flottante di almeno il 25%
  • riconoscere pubblicamente la propria adesione ai principi del UK Corporate Governance Code e avere un flottante di almeno il 50%.

La London Stock Exchange stabilisce quindi una classifica delle prime 110 capitalizzazioni della piazza finanziaria. Questa classifica viene stilata ogni trimestre a marzo, giugno, settembre e dicembre.

Per ragioni di stabilità, è più difficile entrare nell’indice che uscirne: un’azienda deve essere almeno tra le prime 90 per essere aggiunta all’indice, mentre basta essere al 111° posto per uscirne.

Ripartizione settoriale del FTSE 100

Il Footsie beneficia di una buona diversificazione settoriale, nonostante l’assenza di una politica di diversificazione esplicita. Si può comunque notare che il settore finanziario è il più rappresentato, il che è coerente con la reputazione che il Regno Unito si è guadagnato. 🏦

Il grafico sottostante mostra la distribuzione dell’indice per settore di attività.

Le società di punta del FTSE 100

Tra le aziende ai vertici dell’indice, troviamo ad esempio:

  • HSBC, una delle più grandi banche al mondo, si colloca in terza posizione con un peso del 4,4%.
  • Royal Dutch Shell, società petrolifera anglo-olandese, si posiziona al 9° e 10° posto con il 3,1% e il 2,7%.
  • Il London Stock Exchange Group, che detiene la Borsa di Londra, è al 16° posto dell’indice.

Si noti tuttavia che l’indice non si limita alle società britanniche; infatti, le regole di selezione sono abbastanza flessibili da permettere a società estere come Royal Dutch Shell o BHP di farne parte.

Come investire nel FTSE 100?

Essendo il Footsie un indice di fama internazionale, non è complicato trovare ETF che permettano di replicarne la performance. 📈

Ricordiamo che un ETF è un fondo quotato in borsa il cui obiettivo è appunto replicare un indice di borsa. A titolo di esempio, l’ETF FTSE 100, commercializzato da Amundi, supera addirittura abbastanza nettamente l’indice su 10 anni: 91,47% per l’ETF contro l’80,43% per l’indice. Ciò è dovuto al fatto che l’ETF può prestare i titoli del fondo per ottenere una remunerazione maggiore.

Quali sono le alternative al Footsie?

Come ormai saprete, il Footsie segue 100 delle maggiori capitalizzazioni di mercato della Borsa di Londra. Tuttavia, osservando il peso delle 10 maggiori capitalizzazioni, queste rappresentano il 40% dell’indice.

Investendo nel FTSE 100 ci si espone quindi alle dinamiche gestionali interne proprie di ciascuna azienda. La nostra opinione è che se si desidera investire nel Regno Unito, anche il FTSE 350 rappresenti una buona alternativa.

Il processo di selezione del FTSE 350 è simile a quello del FTSE 100, ma comprende 350 società, permettendo di proteggersi dai rischi individuali specifici di ogni azienda.

Un’altra possibilità sono gli ETF MSCI United Kingdom. Con 86 società, questo indice rappresenta l’85% della capitalizzazione di mercato nel Regno Unito. Inoltre, la metodologia MSCI assicura un indice ben diversificato a livello settoriale.

Fonti: metodologia dell’indice (in inglese)